Ace of Spades AOS (KJW) - G23 GBB

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Ace of Spades AOS (KJW) - G23 GBB

Messaggioda Tr3.Devil » 19/05/2011, 12:17

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Parlare delle pistole prodotte dalla società austriaca Glock è quasi certamente pletorico. Ad un trentennio dalla loro apparizione sul mercato, e dopo che è stata appena annunciata la loro quarta evoluzione generale (generation four), queste armi continuano a dominare il mercato grazie ad una serie di caratteristiche (semplicità d’uso, affidabilità, prezzo, peso ridotto, fra le altre) tanto azzeccate da aver creato una vera e propria scuola di pensiero, da cui sono fiorite diverse armi similari.


Più interessante per introdurre la replica oggetto di queste righe è il ricordare che la vasta gamma di pistole semiautomatiche Glock si divide dimensionalmente in cinque gruppi:
Competition, con canna e carrello lungo, pensate prevalentemente per impiego sportivo
Full size, pistole per porto esterno
Compact, con carrello e castello di dimensioni ridotte e pensate per un porto inside
Sub compact, con castello e carrello di dimensioni ridottissime, per impieghi particolari
Sub compact slim line.

All’interno di questi gruppi, i singoli modelli sono indicati da una sigla numerica, collegata al calibro della munizione per cui è predisposta.
Ultimo elemento è il suffisso C, che riferisce alle armi con compensatore in volata.

Dati dell’arma originale
Lunghezza: 174 mm
Altezza: 127 mm
Larghezza: 30 mm
Peso a vuoto: 600 grammi
Peso ad arma carica: 880 grammi
Capacità del caricatore: 13 colpi

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Nel mondo dell’airsoft, i modelli Glock più gettonati sono certamente le full size G17, semiautomatica, e G18C, con possibilità di tiro anche a raffica, di cui esistono parecchie repliche, e che riscuotono un buon successo sia fra i giocatori che tra i collezionisti.

La G23 real steel appartiene al gruppo delle compact, ed è camerata per il calibro .40 S&W. Mantiene le doti di controllabilità e funzionalità delle sue sorelle più grandi, abbinate a un confort d’uso non disprezzabile, ed alla possibilità di porto in abiti civili. Qui parlo della replica softair G23 prodotta dalla taiuanese KJW e distribuita in Italia col marchio Ace of Spade.


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Questo marchio, usualmente abbreviato in AOS, è utilizzato dal grossista italiano Tactical & Technology per distribuire una gamma di ASG prodotte in oriente, e generalmente vendute nella fascia di prezzo budget.
In questo caso, la replica ispirata alla Glock 23 è fabbricata da una ditta ben nota, la KJW di Taiwan, e proposta in una confezione dedicata estremamente semplice, in cui mi pare al preformato in polistirolo originale sia abbinato un nuovo coperchio in cartone di colore nero, col logo della linea Ace of Spades, un asso di picche, appunto.

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Una volta tolto il coperchio, oltre alla replica nella confezione si trovano:
il manuale e la vista in esploso marchiati KJW, peraltro chiari ed abbastanza completi,
un depliant con le consuete raccomandazioni d’uso
un cartoncino che testimonia di come la T&T abbia testato individualmente ogni modello da lei commercializzato. Una garanzia di qualità che ho già riscontrato, e trovo ben gradita. Complimenti a questa prova di serietà.
Di converso, l’unico accessorio è un sacchettino di pallini di non definita grammatura e qualità.

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Venendo alla replica, la prima cosa a spiccare è il logo bianco della AOS, serigrafato sul fianco destro del carrello. Esteticamente, una scelta forse non condivisibile.
In termini generali, le forme dell’originale sono abbastanza ben colte, e l’ergonomia è piacevolmente mantenuta.
I dettagli esterni sembrano invece un po’ più “pesanti” che nell’originale.
Il peso della replica KJW è di 393 grammi, che salgono a 653 col caricatore inserito.
La lunghezza complessiva è di 18,8 cm, l’altezza di 12,1, la larghezza massima di 3,1. Le dimensioni quindi sono leggermente superiori a quelle della real steel.

Il modello riproduce una pistola di terza generazione, e quindi ha l’impugnatura con gli incavi anatomici e la fronte ed il dorso zigrinati, l’appoggio per il dito pure zigrinato sulla guardia del grilletto, ed un rail sul dust cover. Correttamente, la zigrinatura dorsale è a righe superiormente, e diamantata inferiormente.
La qualità generale di lavorazione si rivela coerente a quella di altri prodotti KJW da me esaminati, e quindi senza picchi di eccellenza, ma anche senza pecche rilevanti, specie sotto il profilo funzionale. Sono visibili sia le impronte degli estrattori che delle linee di fusione.

Nella costruzione è stato impiegato parecchio metallo, anche dove la plastica non avrebbe nuociuto. Quindi con tale materiale sono costruiti il carrello, l’outer e l’inner barrel, buona parte dei comandi e dei meccanismi interni, quasi tutto il caricatore. Le superfici sono rifinite con una vernice semiopaca di tonalità verde molto scura, stesa uniformemente ed a lume di naso abbastanza resistente.

Le scritte sono di fantasia, e del resto, conoscendo l’interesse dimostrato dalla casa armiera austriaca all’uso non autorizzato del suo marchio, non me ne stupisco più di tanto.
Rilevo, oltre al marchio AOS serigrafato che ho già descritto:
sulla guancetta sinistra il logo KJ
sulla guancetta destra l’avvertenza a caratteri microscopici: “Gas blowback system – read manual before use”
sul fianco destro del fusto: “Made in Taiwan – Kuan Ju Works”
sotto al dust cover appare una placca metallica, su cui è impresso: KJ0289, ed una freccia
sul fondello del caricatore: KJWORKS – TAIWAN
sul dorso del caricatore, dodici incisioni circolari in due file parallele e numerati da 5 a 15, a simulare i fori che nell’originale permettono di verificare il numero di pallottole
sopra la testa della valvola d’uscita del gas, la lettera K.


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Il mirino e la tacca posteriore sono realizzati separatamente, e fissati al carrello con due viti. Rispetto all’originale, hanno dimensioni maggiori; questa licenza di fedeltà, ed i buoni riferimenti (tre punti bianchi sul mirino e sulla tacca) consentono di acquisire rapidamente e bene il bersaglio, anche in condizioni di scarsa luminosità.

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Il grilletto è pure più largo dell’originale, e privo della leva di sicura tipica delle armi Glock; trascurando l’estetica, l’appoggio del dito è buono, grazie anche ad una superficie lievemente irregolare.

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Immagine I comandi sono spartani come nella vera Glock 23, e si limitano a grilletto, leva dell’hold open, pulsante di sgancio del caricatore, e leve bilaterali per lo smontaggio. Hold Open e sgancio caricatore sono posti sul lato sinistro, e non sono reversibili.

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Una caratteristica a dir poco strana (ma condivisa con le repliche targate Tokyo Marui) è la sicurezza a cursore. La placchetta col finto numero di serie, spinta all’indietro, blocca il meccanismo di scatto e mette in sicurezza la pistola; peccato che per disinserirla occorra usare entrambe le mani, in una manovra per niente agevole. Un dispositivo che a mio avviso trova una utilità pratica, almeno nel gioco dell’airsoft, molto limitata.


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Immagine Il caricatore è in metallo, con le labbra in plastica. Questo lo espone maggiormente a danneggiarsi in caso di urti o cadute, o solo anche rilasciando bruscamente l’elevatore.
Il rifornimento del gas alla valvola avviene tramite un foro sul fondello, e senza necessità di rimuovere questo ultimo come nelle repliche KWA / LSC. La valvola ha una doppia guarnizione che evita il classico sbuffo al riempimento del serbatoio.
Per caricare i BB, si abbassa l’elevatore, e li si introduce dallo spazio fra le labbra. La capienza è di 20 pallini.

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Mentre compivo tutte queste osservazioni preliminari, mi si formava l’impressione di trovarmi davanti ad una replica di livello non eccelso, sia esteticamente che funzionalmente.
La mia valutazione è cambiata del tutto sin da quando ho sparato il primo caricatore, e mi sono visto rendere una rosata di tutto rispetto, anzi da iscrivere fra le migliori mai avute in repliche di pistole con inner barrel corte.

Dopo aver rifornito il caricatore di gas e BB, l’ho inserito nel suo alloggiamento; per farlo agganciare dal suo ritegno, ho dovuto forzare lievemente verso l’alto, sino a percepire il click che mi segnalava l’ingaggio.

La G23 si impugna bene, anche se, come le Glock vere o replicate, l’impugnatura è un po’ magra sui fianchi. A rendere la presa più salda penso siano anche le dimensioni maggiorate delle zigrinature.

Armando il carrello, si ottiene in risposta un bel rumore metallico, ed una confortante sensazione di solidità.
La corsa del grilletto è un po’ ruvida, ma leggera. La precorsa è di 5 millimetri, a cui se ne aggiungono altri 4 di retroscatto.
Il punto di rilascio del cane è ben intuibile, e permette un ottimo controllo nella fase culminante del tiro.
La sensazione di rinculo è netta e abbastanza consistente.

Nei test che ho effettuato, non ho avuto alcun malfunzionamento, ed ho ottenuto a 4 metri una rosata larga 38 ed alta 43 millimetri. Con occhi e mani migliori dei miei, è possibile ottenere ancora di più.
Per capire la ragione di questa performance, occorre andare al cuore della KJW G23, ossia alla sua meccanica, che pur presentando elementi simili ad altre marche, è stata perfezionata.

Per descrivere la scomposizione, rimando alla sequenza fotografica, sottolineando che, quale primo passo, è necessario armare il cane interno. Le repliche airsoft di Glock tecnicamente non riprendono il sistema di scatto a percussore lanciato dell’arma vera austriaca, ma sono a singola azione ed a cane interno.

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Immagine Una volta separato il carrello dal castello, e nel rimuovere la molla con la sua guida, si nota che l’asta, con la sua guida anteriore, è in metallo, ed ha posteriormente una appendice, che si impegna in un alloggiamento ricavato nello zoccolo dell’inner barrel; la guida metallica anteriore è sagomata in modo da allinearsi correttamente all’outer barrel.
Questa soluzione rende molto più stabile il complesso delle parti, e credo abbia non poca importanza nel permettere le prestazioni di precisione che ho rilevato.

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Procedendo nella scomposizione, noto che inner ed outer barrel non sono vincolate, ma libere di scorrere l’una entro l’altra, e quindi il rinculo e l’oscillazione dell’outer barrel influisce molto meno sulla stabilità dell’inner barrel. L’hop up è in stile Marui, comandato da una rotellina, e regolabile dopo aver separato carrello e fusto.
L’organizzazione meccanica di tiro alla fine diventa il vero punto di pregio di questa G23, e fa passare in secondo ordine sia la valutazione estetica, sia quella sicura a cursore…

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Immagine La prova al cronografo Madbull mod. 1, eseguita con Green Gas, pallini da 0,20 grammi, ed una temperatura di 18 gradi, ha dato queste velocità d’uscita (in metri al secondo)

83,9
83,6
81,8
82,1
80,1
81,3
84,4
79,9
81,3
81,3.

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Immagine Tirando le somme, la G23 di AOS – KJW si è rivelata una sorpresa gradita: un vero strumento da gioco, robusto, affidabile e con prestazioni di tutto rispetto.
Le ridotte dimensioni consentono di portarla addosso senza difficoltà, e la buona dose di parti metalliche rassicura sulla sua durata.
La vedo come una ottima pistola da back up per softgunners, ma anche come un bello strumento per il tiro di precisione ed il plinking.
La stimo meno idonea all’amatore delle repliche da collezione, sia per alcune libertà nella riproduzione, che per il vistoso marchio del distributore.

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FONTE: http://www.airsoftcommunity.it
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